New York - Wall Street cauta, sostenuta comunque dall'ottimismo che ha contagiato l'azionario globale e che continua a manifestarsi sulle piazze finanziarie
europee. A fine giornata, il Dow Jones ha guadagnato lo 0,36% a quota 12949,64; il Nasdaq ha invece perso lo 0,27% a 2951,78 punti.
Due sono i fattori rilevanti che ancora sostengono gli indici Usa: da un lato le speculazioni secondo cui l'Europa non farà fallire la
Grecia, dall'altro la
maggiore fiducia sulla solidità della ripresa e della crescita economica negli Stati Uniti. E' questa combinazione di elementi che ha portato l'indice S&P 500 a chiudere a un valore inferiore di qualche decimale (1361,23) rispetto al massimo testato dieci mesi fa, a quota 1.363,61 punti, che poi corrisponde al record del giugno 2008. E il Nasdaq Composite qualche giorno fa (15 febbraio) ha toccato il massimo assoluto degli ultimi 11 anni.
Ma, come in ogni rally di mercato, il timore, secondo una fetta consistente di analisti tecnici americani, è ora quello di un ritracciamento degli indici azionari Usa. E in effetti qualche segnale arriva dalle ultime giornate di contrattazioni, visto il semi-stallo dei principali listini Usa.
Studiando la performance di Wall Street, si può dire a ragione che
negli ultimi 10 giorni il trend dei mercati non è stato affatto stellare. Dallo scorso 3 febbraio, in particolare, lo S&P ha riportato una performance praticamente piatta. Certo, Apple, che ha un forte peso sia sul listino dello S&P500 che su quello del Nasdaq, ha sostenuto l'azionario Usa in questo ultimo periodo. Il titolo è arrivato a toccare prezzi record, superando ampiamente la soglia dei $500, a quota 526,29 (che secondo gli analisti hi-tech rimarra' un massimo per molti mesi), per poi ritracciare alla chiusura di venerdi' a 502,12.
Inoltre al momento
il 78% dei titoli scambiati sullo S&P 500, viaggia al di sopra delle
medie mobili a 50 giorni. Insomma, cosa aspettarsi da Wall Street andando in avanti?
IN PRESENZA DI UN DEJA VU SORPRENDENTE: STESSI NUMERI INIZI 2011-2012
Guardando il grafico "Stock Marke Déjà Vu So Far in 2012", è facile comprendere come la borsa Usa stia rivivendo la stessa situazione che si è verificata nel 2011. Le similitudini tra il 2011 e questo primo scorcio del 2012 sono infatti notevoli.
Lo S&P500 ha aperto il 2011 a quota 1.257, e ha poi continuato a salire sulla scia di nuovi stimoli monetari arrivati con il lancio del QE2, il secondo round di misure di politica monetaria espansiva, da parte della Fed. Incredibilmente, lo S&P500 ha aperto anche il 2012 a
quota 1.257 e anche in questo caso il trend è stato alimentato da una combinazione di politiche monetarie di carattere espansivo, ovvero dalla Operation Twist lanciata dalla Fed lo scorso autunno e dalla maxi iniezione di liquidità della Bce, iniziata a dicembre e che si è tradotta nell'erogazione di finanziamenti a tre anni a favore delle banche europee per un totale di quasi 500 miliardi di euro.
Tornando al 2011, il mercato ha azionario ha inizialmente registrato una performance di +6,8% per testare il record dell'anno a 1.343, il 18 febbraio; il sentiment bullish ha testato anch'esso un valore massimo del 51,5% a febbraio, stando a quanto ha riportato l'American Association of Individual Investors. Nel 2012, lo S&P500 ha di nuovo messo a segno
+6,8% dagli inizi dell'anno fino alla chiusura del 15 febbraio, a 1.343. E
il sentiment bullish degli investitori ha già toccato il massimo, pari al 51,6% nell'ultimo mese, stando agli ultimi dati che arrivano dalla stessa associazione (AAI).
Ora bisogna vedere se questo parallelismo proseguirà anche nei prossimi mesi. Nel 2011, il mercato azionario Usa ha continuato a soffrire verso la fine di febbraio, trascinato da alcuni fattori negativi, quali le rivoluzioni arabe in Libia e Egitto, gli effetti del devastante tsunami in Giappone, l'impasse negli Stari Uniti legata alla questione del tetto sul debito e, ovviamente, la crisi dei debiti sovrani europei. Lo S&P500 ha scelto prima la strada dei forti sell off e poi è entrato in un canale laterale entro cui ha oscillato fino al mese di luglio.
Il benchmark Usa ha realizzato -6,4% fino al 16 marzo. Poi si è ripreso con un rally di +8,5% fino al 29 aprile, seguito da una ulteriore correzione di -7,2% fino al 15 giugno; da lì, un ultimo rialzo di +6,9% fino al 7 luglio. Entro l'8 agosto, il mercato aveva perso ben -17,3%.
PERFORMANCE S&P500, NASDAQ COMPOSITE E DOW JONES DAI MINIMI DEL 3 OTTOBRE
In media, gli indici sono in rialzo +21% rispetto ai minimi testati lo scorso 3 ottobre.
Il
Dow Jones ha testato il minimo a ottobre a 10.655,30 punti, chiudendo ieri (giovedi' 16 febbraio) a 12.904,08. Dunque nell'intervallo: +21,10%.
Nasdaq: minimi 3 ottobre a 2.401,19 punti. Ieri in chiusura 2,956,46 punti. Variazione nell'intervallo +23,12%.
S&P 500: dal 3 ottobre, pari a 1.099,23 punti a ieri 1.358,04: +23,54%.
Il mercato toro (bull market) per lo S&P500, cominciato nel marzo 2009, e' adesso in stallo da circa 10 mesi. Infatti sono 294 giorni da quando il benchmark ha raggiunto il suo massimo rialzista di 1,363.61 il 29 aprile 2011. Attenzione pero' che lo S&P500 non hai mai subito il necessario (secondo l'analisi tecnica) calo di -20% sulla base dei prezzi di chiusura perche' fosse sucessivamente dato il via a un vero mercato orso (bear market), per cui in molte sale trading di banche e hedge fund di New York si considera che il ritracciamento che segui' il massimo del 29 aprile 2011 e' tuttora una correzione nell'ambito di un mercato toro.
Come abbiamo scritto sopra l'indice S&P500 ha chiuso venerdi' a 1,361,23 ad un paio di punti (17 punti base) dalla chiusura di quello che sarebbe un nuovo massimo rialzista del mercato toro. E' interessante analizzare come l'indice e' arrivato al livello a cui e' oggi rispetto all'aprile 2011. Come si vede dal grafico qui a fianco, la performance dei singoli settori in questo periodo e' importante per capire cosa e' successo. Infatti meta' dei settori sono in rialzo, e meta' sono ribasso, rispetto al vecchio massimo. L'hi-tech ha la leadership dei 10 settori dello S&P500 con +8.41%, il settore finanziario e' il peggiore con -9.74%. Sono i due comparti piu' "grossi" del mercato americano, e si sono chiaramente compensati e contrapposti a vicenda negli ultimi 10 mesi.
Tra gli altri settori, Consumer Discretionary: +6.02%, Utilities +5.35%, Consumer Staples +4.55%, Health Care +2.66%. Il comparto Energia e' stato il secondo peggior settore dopo il finanziario con -7.19%. Materials e' terzo con -7.13%, Telecom e Industrials sono ambedue a -4%.
LA SESSIONE ODIERNA
Dati complessivamente positivi sono arrivati dal fronte macroeconomico. Reso noto l'
l'indice dei prezzi al consumo Usa, importante termometro delle pressioni inflazionistiche nel paese. L'indicatore è salito a gennaio dello 0,2%, contro il +0,3% atteso dal consensus, mentre su base annuale il trend è stato di +2,9%, e del +2,3% su base core.
Il
superindice è salito a gennaio +0,4%, lievemente inferiore alle stime (+0,5%). Si è trattato tuttavia del quarto mese consecutivo di crescita, che ha messo in evidenza come la congiuntura continui a rafforzarsi e come si preveda un miglioramento in primavera ed estate.
Intanto cresce l'ottimismo sul fatto che alla fine la
Grecia riuscirà a ricevere il secondo pacchetto di aiuti da
€130 miliardi, evitare il default disordinato del debito e dunque scacciare gli effetti contagio. "Le prospettive di sorprese negative sono, chiaramente, molto basse", ha commentato a Bloomberg John Woods, capo strategista Asia per Citigroup. "Credo che alla fine si raggiungerà un accordo". L’
Eurogruppo dovrebbe approvare gli aiuti già dal prossimo incontro previsto per lunedì 20 febbraio.
Riguardo alle notizie provenienti dal fronte aziendale da segnalare che, per il secondo trimestre di fila, nel periodo ottobre-dicembre la quota degli smartphone targati
Apple in
Cina ha subito una contrazione. La casa di Cupertino starebbe perdendo terreno contro altri concorrenti che offrono prezzi più vantaggiosi. Apple fa comunque +0,67% e si attesta sopra quota $500.
In rialzo
Applied Materials, dopo l’annuncio di stime di utili superiori alle attese per il secondo trimestre dell’anno, grazie a una maggiore domanda di servizi telefonia. Titolo +1,48%. Contrastato comunque il comparto hi-tech, con l'indice dei semiconduttori, il Philadelphia Semiconductor Index, che è praticamente piatto.
Sotto pressione tra i finanziari Bank of America -1,24%, Citigroup +0,28%, Morgan Stanley piatta, JPM +1%.
Sul fronte valutario, l’
euro avanza contro il dollaro con +0,20%, a $1,3160. La moneta unica guadagna +0,75% contro lo yen a JPY 104,43. Rapporto dollaro/yen +0,57%, a 79,35.
Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle
commodities, i
futures sul petrolio avanzano dello 0,69%, a quota $103,02 al barile, mentre le quotazioni dell’oro scambiano a $1.728,20 l’oncia (-0,01%).Quanto ai
Treasury, i rendimenti a 10 anni scambiano in rialzo e si riposizionano sopra la soglia del 2%, al 2,017%.