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Bye bye Nakatomy ....

La crisi greca non è affatto superata con l’approvazione delle nuove misure di austerità da parte del Parlamento del Paese ellenico. Il primo campanello di allarme è giunto dalla stessa Unione Europea, che non sembra disposta a dare il via libera al nuovo Piano di salvataggio della Grecia, se Atene non indicherà come intende risparmiare 325 milioni di euro di tagli rimasti nel limbo dopo la decisione di non ridurre le pensioni minime e complementari e soprattutto se i leader dei due maggiori partiti greci non si impegneranno per iscritto a rispettare le condizioni appena approvate dal Parlamento anche dopo le elezioni che si terranno nel prossimo mese di aprile. L’Europa esige questa garanzia anche perché il leader dei conservatori Antonis Samaras avrebbe dichiarato che le “misure adottate andranno rinegoziate dopo le prossime elezioni”. Sembra che Bruxelles abbia preparato un Piano B, che dovrebbe permettere di procedere con la ristrutturazione dei titoli greci detenuti dagli investitori privati e che dovrebbe evitare un default incontrollato della Grecia il prossimo 20 marzo quando giungeranno a scadenza 14,5 miliardi di titoli greci. Queste sono le ultime notizie che si aggiungono alla decisione di Moody’s di tagliare il rating di Italia, Spagna e Portogallo.
L’intesa raggiunta con la Grecia merita alcune considerazioni e alcuni interrogativi. Innanzitutto il piano prevede che la Grecia riduca entro il 2020 il proprio debito pubblico al 120% del PIL e che continui nelle politiche di austerità già seguite finora. La domanda inevitabile: è realistico ipotizzare che la Grecia centri questo obiettivo soprattutto alla luce della crescente insofferenza popolare? Se, come teme anche l’Unione Europea, anche questi obiettivi non verranno centrati e se ben presto la Grecia ritornerà ad agitare le acque europee, quale è l’obiettivo di tutto questo esercizio?
La mia ipotesi è che si tratta semplicemente ancora di una scelta per guadagnare tempo. Oggi un fallimento incontrollato della Grecia avrebbe tramite l’effetto contagio enormi conseguenze sugli altri Paesi europei in difficoltà. Quindi, si rinnovano gli aiuti ad Atene ben sapendo che difficilmente la Grecia riuscirà a rimettersi in sesto con l’unico obiettivo di rinviare il momento della verità. Mentre la Grecia continuerà ad agitare le acque dell’euro, ben presto Bruxelles dovrà mettersi in moto per predisporre un secondo piano di salvataggio per il Portogallo che sta nuovamente affondando, sebbene non sia oggetto di grande attenzione da parte dei mercati finanziari. La crisi dell’euro è quindi tutt’altro che finita. La moneta unica europea è destinata ad inciampare nuovamente a causa della mancanza di una ripresa dell’economia resa ancor più improbabile dalle misure di austerità adottate dalla maggioranza dei Paesi europei.
Intanto i mercati finanziari continuano a festeggiare grazie alla enorme iniezione di liquidità effettuata dalla Banca centrale europea. Anzi stanno già aspettando con ansia il prossimo regalo previsto per la fine di questo mese. Il Financial Times ha scritto che le banche europee chiederanno più di mille miliardi di euro di nuovi prestiti (per tre anni al tasso dell’1%) alla Bce. I mercati finanziari e le banche europee, come dei veri tossicodipendenti, saluteranno con gioia questa nuova massiccia dose di liquidità. E così si continuerà a cercare di mantenere in piedi l’enorme castello di carta dei debiti.
La continua stampa di nuova moneta solleva numerosi interrogativi. Innanzitutto, si può far finta di pagare i debiti facendone altri oppure si può far finta che il sistema bancario europeo sia solido e funzionante dandogli dosi enormi di liquidità che invece il mercato gli nega? Il finanziamento del sistema finanziario da parte delle banche centrali favorisce la ripresa economica? (A quanto risulta questi soldi non sono stati usati dalle banche per allentare i criteri di concessione dei crediti a famiglie ed imprese). Questi soldi stampati dalla Bce (e anche da altre banche centrali) non sono un regalo alla finanza, che viene finanziata a costi di poco superiori allo zero? Il fatto che poi le banche acquistino i titoli pubblici del proprio Paese provocando la riduzione dei tassi e dello spread non è in realtà un gioco delle tre carte che solo apparentemente migliora la situazione debitoria di uno Stato? Inoltre, in questo modo non si aiutano i responsabili della crisi senza chiedere in cambio nulla ? Infine queste continue iniezioni di liquidità non sono destinate a medio termine a far risorgere l’inflazione e quindi a punire i risparmiatori a vantaggio delle cicale (banche, Stati, ecc.)?
In conclusione, il peggio della crisi deve ancora arrivare e l’euro rischia di esserne l’epicentro. L’economia è oggi nel reparto di cure intensive con medici (le banche centrali) che si preoccupano soprattutto dello stato di salute del sistema finanziario e molto meno di quello dell’economia reale, che è fatta di aziende e di uomini in carne ed ossa che da tempo stanno soffrendo per le cause di questa crisi. Insomma anche nella fase dei sacrifici il mondo non è uguale per tutti.